domenica 31 luglio 2011

La farina di castagne della Val di Bisenzio




Il bel volume La farina di castagne della Val di Bisenzio, corredato da foto accattivanti, è dedicato alla storia, all'utilizzo nonché alle qualità e alle proprietà del prezioso frutto della Val di Bisenzio: la castagna.


Il testo evidenzia episodi storici, gli usi quotidiani, le memorie di un affascinante e le innumerevoli opportunità di sviluppo che si legano a questo prodotto.



Attraverso la storia del farinoso frutto, il libro esamina lo spaccato del territorio. I fossi e i torrenti che hanno disegnato la Val di Bisenzio mettevano in moto mulini per castagne le quali, dopo essere passate in essiccatoi, sono state utili per placare la fame fino a tempi relativamente recenti. Da prima dell’anno mille infatti, i castagneti presenti in tutta la dorsale appenninica, hano fornito un'insostituibile fonte alimentare per le popolazioni circostanti.

Titolo: La farina di castagne della Val di Bisenzio
Editore: Claudio Martini
Pagine: 232
Collana: Antiche tradizioni toscane
Curatrice: Nadia Bastogi

Prezzo: 20 euro

"Cornetto e cappuccino. Storia e fortuna della colazione all'italiana"


Prima o poi, quasi tutti hanno fatto colazione con cornetto e cappuccino, ma quasi nessuno ha pensato dove e quando la bevanda ed il dolce abbiano visto la luce per la prima volta.

Una linea di pensiero colloca il luogo di nascita del cappuccino e del cornetto a Venezia.

Tra i suoi sostenitori troviamo Gianni Moriani, ideatore del master in cultura, cibo e vino all'Università Ca' Foscari, ed autore di "Cornetto e cappuccino. Storia e fortuna della colazione all'italiana", edito da Terra Ferma.

Secondo il testo, la storia del cappuccino inizia con quella del suo antenato, il caffè, nel 1615: in quell'anno commercianti e viaggiatori di ritorno dall'impero ottomano iniziano portano nella città lagunare la bevanda, ribattezzandola acqua nera. Dietro il suo consumo, almeno inizialmente, il desiderio di intrecciare rapporti commerciali più stretti con i nemici-partner del Levante.

Poi, nel 1645, il caffè diventa "in". Goldoni lo celebra con una commedia, mentre Bach compone una cantata in onore dell'acqua nera. Venezia si popola di caffè, dove intellettuali e ceti medi entrano per discutere, litigare e bere. Tuttavia, il cappuccino viene creato, in maniera involontaria, da un frate.

Nel 1683 il frate cappuccino Marco da Aviano viene inviata dal Papa a Vienna: l'obiettivo è convincere i potenti europei a formare una coalizione militare contro i Turchi. Durante una pausa nelle trattative, il religioso entra in un caffè (ormai diffuso in tutto il Vecchio Mondo) e ordina la bevanda-tipo.

Da Aviano non gradisce il caffè, trovando il sapore troppo invadente, e prova così ad addolcirlo con acqua prima e latte poi. Il nuovo drink è gradito, e per di più al colore del saio indossato. Un cameriere, collegando le due cose, esclama "Kapuziner!". Il nome rimane, ed il resto è storia.

Riguardo al cornetto, il libro di Moriani descrive un processo a più fasi e più nazioni.

Sempre nel 1683, Vienna è assediata da un esercito ottomano. Durante la notte, un gruppo di incursori penetra nella città: l'obiettivo è aprire le porte e far entrare il resto del contingente. Tuttavia, i fornai locali sono svegli per lavorare: si accorgono dei movimenti e danno l'allarme. L'attacco fallisce e, successivamente, l'esercito del Sultano viene sconfitto e respinto.

Per festeggiare la vittoria, proprio i fornai locali decidono di creare un nuovo, speciale dolce, dalla forma di mezzaluna, come la crescente delle bandiere militari degli invasori e di chiamarlo kipferl.

Il testo inserisce poi il passaggio fondamentale: la Repubblica di Venezia confina con l'Austria, così il kipferl passa la frontiera e viene fatto proprio dai cittadini della Serenissima con il nome di chifel.

Dalla Laguna, esso poi diffonde in Tutta Italia. Così, al Nord prende il nome di brioche, da "brier", impastare, dall'azione necessaria per prepararla. Al Sud prende invece il nome di cornetto, legandosi alla tradizione ed alla scaramanzia locale.

Dopodiché, il dolce arriva in Francia, su richiesta della buongustaia Maria Antonietta, e viene ribattezzando croissant. E, conclude Moriani, "Ci sono tomi, documenti a confermarlo".

PER ULTERIORI INFORMAZIONI:

Gianni Moriani, "Cornetto e cappuccino. Storia e fortuna della colazione all'italiana", Terra Ferma Edizioni 2010, 72 pp., 8 Euro.

martedì 26 luglio 2011

Guida Museo del vino atesino Bolzano


MUSEO DEL VINO ATESINO

Prima di soffermarci sui singoli oggetti, rivolgiamo brevemente uno sguardo alla storia della vite nella nostra patria avita la quale col suo frutto delizioso già da tempi immemorabili procurava all'uomo ristoro e gioia. Quali antichissime scoperte della nostra viticoltura valgono ancora sempre i copiosi ritrovamenti di semi di viti selvatiche negli strati colturali nei centri di colonizzazione dell'epoca del ferro, a Bressanone all'Isarco e a S. Paolo d'Oltre-adige. Con ciò può essere attribuito ai Romani solo il merito di avere migliorato la viticoltura neHe zone dell'lsarco, Talvera e Adige, probabilmente con l'importazione dal sud-est di viti nobili, per cui la gratitudine dei posteri non deve essere loro affatto negata. Con la diffusione del Cristianesimo e con l'uso del vino da messa il frutto della vite raggiunse certamente particolare importanza. Anche per il resto il valore della nobile bevanda non dovrebbe essere rimasto sconosciuto. Si piantavano delle viti sui pendii soleggiati come pure sui fertili terreni alluvionali delle pianure. Così già il grande convertitore degli Slavi, S. Severino, attraversando il nostro paese nel suo viaggio diretto a Roma verso la fine del V° secolo, non potè mai meravigliarsi abbastanza della ricchezza dei nostri vigneti e della solerzia dei contadini viticoltori. Tale elogio sembra non sia andato perdendosi senza essere stato valutato. Esso trovò largo eco nei paesi confinanti a nord, poveri di viti, e ben presto dei conti regionali bavaresi, conventi e canonici rivolsero i loro sguardi verso il paese del sole in cui le viti sopravvissero bene al crollo dell'Impero Romano. Nell'8° secolo si moltipllcano le notizie riflettenti dissodamenti e piantagioni di viti e presto appaiono già sui documenti anche i nomi di rinomate posizioni vinifere di Bolzano e Merano. Verso il 720 il primo vescovo di Freising-Munchen, Corbiniano, acquistò in Val Venosta e presso Merano dei vigneti e poco dopo questa alta Sede ecclesiastica pigiava nelle proprie cantine di Gries presso Bolzano del Lagrein bianco e rosso. Vincenzo da Praga esalta nella sua descrizione della marcia di Federico 1° verso il sud nel 1158 il vino di Bolzano al quale anche Wolfram von Eschenbach si entusiasmava e nel 15° secolo Osvaldo von Wolkenstein si ricorda da lontano con nostalgia del vino di Termeno. Nel 1893 furono fondate ad Andriano ed Terlano all'Adige le prime Cantine Sociali alle quali ben tosto seguirono molte altre istituzioni di tal genere, economicamente preziose. Una gran parte dei viticoltori si iscrisse in qualità di soci presso queste organizzazioni di modo che in molti masi non si fece più la pigiatura in proprio. Con ciò svariati oggetti che per centinaia di anni avevano reso buoni servizi all'importante coltura della produzione del vino furono tolti dal ciclo di lavorazione ed abbandonati alla distruzione. Purtroppo, con le usanze sono scemati o addirittura svaniti in molti casi anche la comprensione ed il buon rapporto del viticoltore con il vino.

"Vecchie osterie friulane"


Una guida per riscoprire le vecchie osterie friulane, con le fotografie e gli indirizzi utili per raggiungerle.


Un'atmosfera quasi protettiva investiva il cliente che, aprendo la porta dell'osteria, faceva il suo ingresso nel locale, sotto gli sguardi curiosi provenienti dai gruppi di avventori distribuiti disordinatamente qua e là. Sguardi ammiccanti chiedevano, sguardi sornioni rispondevano, accompagnando l'occhiata con un cenno del capo, in una sorta di linguaggio rituale a tutti noto. Tutti salutavano tutti, la giornata ricomponeva i suoi frammenti, arricchita dalle chiacchiere leggere o dalle discussioni vivaci, dagli scherzi a volte grevi, dalle battute sottili. Uno spaccato di mondo che ha accompagnato da sempre la vita dei friulani, scandendone i tempi, palcoscenico di una realtà familiare e condivisa. Pur non essendo mai stato un assiduo frequentatore delle osterie, ne ho subito comunque il fascino, incuriosito da una realtà la cui eco sfiorava le giornate di noi udinesi. È difficile oggi, se non in qualche remota osteria di paese, ritrovare quell'atmosfera, quella familiarità dovuta alla frequentazione abitudinaria e alla conoscenza degli «altri». Altri i tempi, altri i ritmi, altre le esigenze. L'osteria è rimasta ancora però, per i friulani, luogo di ritrovo, anche se al posto dei locali caratteristici sono arrivate le enoteche, le chiacchiere forse più frivole, l'atmosfera un po' meno «familiare». È proprio per celebrare quello che è parte essenziale del patrimonio di vita friulana, l'osteria, che abbiamo pensato di affidare a Enzo Driussi il compito di raccogliere i ricordi, le testimonianze, le nostalgie di un passato che speriamo possa ancora riproporre, nonostante tutto, quei valori di solidarietà e di umanità che hanno sempre caratterizzato la comunità friulana nel tempo. Il risultato è un'opera gradevole e delicata, in cui ognuno di noi può ritrovare certamente un pezzette della sua storia.


Enzo Driussi è nato a Udine e attualmente risiede a Martignacco. Giornalista pubblicista, è stato per vari anni corrispondente del Messaggero Veneto e collaboratore della Rai regionale. Autore di varie pubblicazioni di poesia in friulano e in italiano, si è occupato anche di enogastronomia pubblicando, con Luigi Turchetti, un libro di ricette ricavate dalla tradizione regionale. Direttore responsabile di "Stelutis Alpinis", mensile di turismo e cultura, da molti anni è ideatore e conduttore di programmi radiofonici e televisivi sia di varietà e spettacolo che di cultura e tradizioni locali. Già consigliere generale della Società Filologica friulana, è Sommelier "ad honorem" e Nobile del Ducato dei vini friulani.

lunedì 25 luglio 2011

"Storia del caffè"


Dalla sua antica scoperta su una collina etiope al suo ruolo di elisir del nuovo millennio, il caffè è stato molto importante per l’economia, la politica e le strutture sociali di interi paesi. Seconda sostanza legale più esportata del mondo, il caffè traccia la più grande rete mondiale tra le sostanze psicoattive maggiormente diffuse.

Mark Pendergrast racconta la storia del caffè attraverso una serie di spunti appetitosi, aneddoti e personaggi eccentrici.
Sapevate che le coffee houses hanno aiutato la diffusione della Rivoluzione francese e di quella americana? O che in Inghilterra il caffè ha soppiantato le bevande alcoliche a colazione alla fine del Seicento e che più tardi è diventato una bibita americana patriottica dopo il Boston Tea Party?

Il libro riporta l’ascesa e la caduta dei principali marchi di caffè, il ruolo della pubblicità nella produzione, l’impatto sull’economia mondiale ed esplora infine le sue ramificazioni sociali mettendo in evidenza i recenti tentativi a sostegno dei lavoratori e dell’ambiente nelle nazioni produttrici di caffè.

"Conoscere il caffè Verde"


Uno stravangante ma quanto mai preciso viaggio alla scoperta del caffè crudo, poco conosciuto perchè ritenuto inutile o troppo costoso. Un viaggio per il mondo con una precisa classificazione analitica e geografica delle varie tipologie di caffè. L'autore è Carlo Invernizzi
Già amante del caffè, scrittore del volume “Conoscere il caffè” e membro dell’Istituto nazionale espresso italiano e del Centro studi assaggiatori, Carlo Invernizzi è l’autore del volume Conoscere il caffè “verde”. Uno stravangante ma quanto mai preciso viaggio alla scoperta del caffè crudo, poco conosciuto perchè ritenuto inutile o troppo costoso. Un viaggio per il mondo con una precisa classificazione analitica e geografica delle varie tipologie di chicco. 
Un lavoro eccezionale fatto insieme a esperti e docenti del settore del calibro di Manuela Violoni e Pier Giorgio Righetti.

«Armato di santa pazienza e con tanta umiltà mi sono messo da solo a raccogliere diversi tipi di caffè crudo, a tostarli e degustarli, da solo o in compagnia di amici esperi del settoee e iniziai a scrivere di loro attingendo ovunque quanto più appariva al fine di poter illustrare di ogni tipo il più possibile». Con queste parole l'autore descrive le motivazioni del volume.
Obiettivo primario del libro è di mostare al torrefattore appassionato e affamato di sapere tutte le informazioni sul caffè crudo al solo scopo di vendere un tipo piuttosto che un altro.

Il vino nell'antichità


Da sempre l’uomo ha considerato il vino dono degli dèi e mezzo per onorarli, ma anche paradigma delle relazioni sociali e comunitarie. Nettare degli dèi, dono di Dioniso, misterioso succo della terra, carezza del sole, il vino è stato compagno dell’uomo fin dai primordi della civiltà. È presente pertanto nella poesia di tutti i tempi, lodato e invocato come amico insostituibile nei momenti rilevanti della vita del singolo e della comunità. Il libretto contiene un florilegio di poeti greci e latini che hanno cantato il vino ed un significativo repertorio iconografico di reperti archeologici sul tema.

'Il vino nell’antichità - Archeologia - Storia - Poesia'.
2008 62 pp.; cm 14x21x1;codice ISBN: 88-89457-26-0
Edizioni Il Chiostro