mercoledì 29 settembre 2010

Dall'orto alla cucina. Verdure di stagione


Tutti sappiamo che siamo ciò che mangiamo e che la dieta che seguiamo è parte integrante di noi. Perché il cibo sia non solo un bisogno, ma un piacere, del mangiare e del preparare, vengono qui offerte ricette per tutti i gusti. Tutto questo ad una spesa minima, o addirittura nulla per chi possiede un orto, seppur piccolo. L'introduzione offre inoltre ottimi consigli sui metodi di cottura delle verdure e sul loro stesso acquisto (come riconoscere prezzi troppo alti, sprechi e rimanenze nei supermercati, prodotti non garantiti biologicamente, che oltre a danneggiare la nostra salute danneggiano anche l'ambiente), oltre che un'utilissima tabella sulla presenza degli ortaggi nelle varie stagioni.

Dettagli del libro

Dall'orto alla cucina. Verdure di stagione di M.Mattei
Editore Pacini Fazzi - Collana I mangiari - 2010

lunedì 20 settembre 2010

Salumi d’Italia, Storia, produzione, assaggio


Nell’introduzione, “Un sapere secolare”, Giacomo Mojoli sottolinea che qualità e gusto sono determinati da quattro fattori: la genetica, l’alimentazione, la macellazione e il benessere dell’animale. La difficoltà maggiore di quest’ultimo elemento è la sua applicabilità a razze numericamente più ampie nel cui processo di allevamento giocano un ruolo di primo piano spazio, tempo, ambiente e quantità dell’alimentazione. I paragrafi successivi illustrano due progetti della Fondazione Slow Food per la Biodiversità onlus: l’“Arca del Gusto”, che raccoglie le specialità alimentari a rischio di estinzione, molte prodotte solo a livello locale e alcune esclusivamente in ambiti familiari e il progetto “Presìdi”, nato per sostenere e recuperare le produzioni eccellenti della gastronomia tradizionale che rischiano di scomparire. I Presìdi, dislocati in tutta la Penisola, coinvolgono direttamente i produttori offrendo loro assistenza per migliorare la qualità dei prodotti, facilitare scambi tra Paesi diversi e creare nuovi sbocchi sul mercato. Segue una rassegna delle razze suine italiane: quelle tradizionali come il maiale nero degli Appennini, la casertana, la cavallina lucana sono ormai scomparse mentre resistono alcuni esemplari di mora romagnola, abbandonata perché cresceva più lentamente e mal si adattava ai mangimi industriali. Occorre ricordare che questa tipologia suina è stata strappata all’estinzione grazie all’impegno e al lavoro profuso da Mario Lazzari di Faenza che ha trovato sostegno nel WWF Piemonte e nella commissione scientifica dell’Arca del Gusto di Slow Food che hanno contribuito al recupero di una quarantina di capi. Il passo successivo per garantire il definitivo rilancio sarà la produzione della mortadella del Presidio a partire da esemplari ingrassati in Emilia-Romagna che dovrebbero far rinascere l’intera filiera.
Anche la famosa cinta senese, benché numericamente più presente, è ancora un animale a forte rischio: ai primi del Novecento il suino, bisognoso di un’alimentazione che garantisce migliore qualità ai salumi ma implica anche costi maggiori, andò incontro a una moria di enormi proporzioni e venne abbandonato a favore di animali provenienti dall’estero, nutriti con i residui dell’industria lattiero-casearia e agroalimentare, che consentivano spese minori e un guadagno più elevato in tempi brevi. Viene poi presentata una carrellata delle razze ancora rintracciabili in Italia, dalla large white nota per la sua prolificità (ha una media di 10-11 piccoli per figliata) alla pata negra (zampa nera), suino iberico con caratteristiche fisiologiche e morfologiche derivate dal particolare metodo di allevamento allo stato brado nei boschi di lecci e di sughero della Spagna sud-occidentale. Allevamento, alimentazione e macellazione rappresentano i momenti più significativi per ottenere salumi di buona qualità: tra i fattori che influenzano il risultato ha un grosso peso l’effetto uomo, ovvero la preparazione e la professionalità degli allevatori. Altra variabile importante è il trasporto del bestiame, che deve tener conto delle esigenze fisiologiche degli animali, dalla durata del viaggio alla temperatura alla densità del carico. Interessante il confronto tra le pratiche tradizionali usate un tempo per il dissanguamento dell’animale, che doveva avvenire gradualmente e in modo completo, e il metodo utilizzato nei salumifici moderni in cui temperatura e umidità sono controllati dalle macchine e le operazioni manuali sono ridotte al minimo. Viene effettuata una classificazione dei salumi, prodotti a base di carne caratterizzati dall’uso del sale, sia come ingrediente sia come agente di conservazione, seguita da una parte tecnica che passa in rassegna budelli, muffe, tagli della carne nonché le fasi di stagionatura, salatura e affumicatura. Da ricordare che i risultati più elevati in termini di miglioramento organolettico durante la maturazione si hanno con gli involucri animali che solitamente derivano da intestini e vesciche mentre le muffe svolgono un ruolo di grande rilievo come regolatori di umidità e agenti disacidificanti.
La salatura consiste nel trattamento della carne con cloruro di sodio per poi passare all’essiccazione mentre la salagione prevede l’uso di nitrato di sodio; l’affumicatura, utilizzata dove il sole è poco abbondante, innesca una serie di processi di trasformazione come la modificazione dei pigmenti carnei dai cui deriva la variazione del colore, la riduzione di microrganismi che aumenta il tempo di conservazione, la diminuzione della quantità di acqua e la protezione dall’ossidazione. Utili per il consumatore i consigli per acquistare e conservare al meglio i prodotti di salumeria, la cui degustazione viene ampiamente trattata nel paragrafo successivo: la scheda descrittiva redatta da Slow Food propone l’esame tattile e visivo, quello olfattivo e quello gustativo secondo uno schema simile a quello utilizzato nella valutazione del vino. Dopo un breve glossario della norcineria tradizionale, si apre la parte centrale del volume che propone una gustosa galleria, anche fotografica, di tutti i salumi d’Italia: dalla lucanica trentina alla sopressa vicentina Dop alla spalla cotta di San Secondo (solo per citarne alcuni); di ognuno si tracciano origini e storia, composizione e caratteristiche organolettiche a partire dalla ricetta tradizionale, metodi di lavorazione, consigli per la degustazione nonché curiosità e aneddoti.

Aa.Vv. - Salumi d’Italia, Storia, produzione, assaggio - Slow Food editore, Bra (CN) 2007 - 352 pp., 14,50 Euro - www.slowfood.it

giovedì 16 settembre 2010

Il castagno nella tradizione di una Comunità Presilana: Sersale (CZ) di Teresa Riccio


Il castagno nella tradizione di una Comunità Presilana: Sersale (CZ).
Vengono descritti momenti di vita della gente di montagna durante la stagione della raccolta e lavorazione delle castagne: i riti, le usanze, le credenze, le magie, le feste, la religiosità, i cibi, la medicina popolare i modi di dire dialettali, i proverbi, le filastrocche. Si delinea con nitidezza e semplicità, il sentiero per recuperare la nostra cultura di appartenenza in un mondo oramai globalizzato dominato dal potere mediatico che semplifica ed appiattisce.

lunedì 13 settembre 2010

Oro bianco: il settore lattiero-caseario in Val Padana


"Oro bianco: il settore lattiero-caseario in Val Padana tra Otto e Novecento"
di Patrizia Battilani e Giorgio Bigatti - Edizioni Giona - 2002.

L'originalità di questo volume sta proprio nell'aver persuaso un notevole numero di storici ad applicarsi a questo tema inusuale in modo tale da poter tracciare un quadro abbastanza completo dell'evoluzione del settore lattiero caseario tra fine Settecento e primi Novecento con qualche puntata nel secolo successivo. Non è un caso che la maggior parte dei casi si soffermi sulla Lombardia. Si tratta di un'area integrata quasi un distretto del latte che si colloca tra la bassa milanese la pianura bergamasca e il Cremonese e che giustifica il titolo di questo volume - Oro Bianco - in quanto creò notevoli flussi di produzione esportazioni e reddito. I suoi vantaggi risiedono non solo nell'abbondante materia prima ma in una rete di imprese con capacità innovativa supportate da valide istituzioni di ricerca e formazione nella tecnologia casearia di alto livello.

Cucina veneziana


Giampiero Rorato, "Origine e Storia della Cucina Veneziana" Dario De Bastiani Editore, Vittorio Veneto, pagg. 208.

In questo volume, la cui prima edizione, già esautita, è uscita il 1 mggio scorso con il quotidiano del Nord Est "Il Gazzettino" l'autore compie una meticolosa indagine storica sulla cucina della laguna veneta dopo l'arrivo dei Paleoveneti, avvenuto attorno all'anno il Mille a.C., per proseguire poi con una serie di interessanti informazioni fino alla caduta della Repubblica di Venezia, nel 1797. La storia occupa le prime cento pagine. Da pag. 101 a pag. 111 l'autore descrive le principali spezie importate da Venezia nei suoi secoli d'oro, quindi segue un ricettario di grande interesse culturale oltre che gastronomico, con le ricette di antichissima tradizione lagunare, quindi quelle "veneziane" dell'Anonimo Veneziano (fine del XIV sec.), del Maestro Martino, di Cristoforo da Messisbugo, di Bartolomeo Scappi e di Giulio Cesare Tirelli. Segue, da pag. 163 a pag. 201 un ricettario tradizionale veneziano, comprendente i primi piatti, il pesce d'acqua dolce e di mare, il baccalà, i piatti popolareschi, le carni e i dolci, Conclude una ricca bibliografia. Il volume, riccamente illustrato con immagini d'epoca, contiene notizie storiche anche inedite e rappresenta un punto di riferimento importante per chi desidera conoscere in profondità la vera storia della cucina veneziana e i suoi celebri piatti.

mercoledì 8 settembre 2010

I limoneti del Garda


Saggio in tre lingue (italiano, inglese, tedesco) di 160 pagine, di Leila Losi, 2005, con numerose belle fotografie a colori e in bianco/nero, descrivente la storia delle antiche limonaie gardesane. Nell'ultimo capitolo gustose ricette a base di agrumi.

Vino ed eros


Jean-Luc Hennig, scrittore e giornalista, ma soprattutto grande estimatore dell'eccitante binomio, ci accompagna attraverso brevi e gaudenti passeggiate a tema - Gola, Jus osculi e Satiri sono solo alcune fra le trenta tappe che compongono questo piacevolissimo saggio - alla scoperta della bevanda dionisiaca che, fedele al suo divino progenitore, scatena le più fervide rappresentazioni simboliche e le fantasie più libertine.
Eruditi filosofi e grandi poeti, scrittori goderecci e irreprensibili scienziati hanno arricchito la letteratura con trattati e opere che hanno come oggetto il vino. Eppure, anche se ormai sono ben noti gli effetti e le proprietà del «felice liquor di virtù pieno», c'è ancora molto da imparare sul suo immaginario. E, in particolare, sul suo immaginario erotico... Per esempio, come non trovare sensuale l'umida polpa dei chicchi d'uva resa incinta dai raggi del sole, che con la loro calda luce infondono energia vitale nei grappoli? O la pigiatura, una danza voluttuosa in cui i partecipanti si abbandonano al corpo scuro e carnoso dell'uva lasciandosi penetrare dalle sue essenze inebrianti?
E in questo appassionante viaggio sarebbe imperdonabile non ricordare, nel curioso gioco della degustazione, le insospettabili acrobazie della lingua che si anima d'amore, più carezzevole della mano, più espressiva degli occhi. O limitarsi a considerare il liquido disdegnando la bottiglia cui alcuni strizzan l'occhio come se fosse una bella ragazza, facendo indugiare lo sguardo sulla sua coscia o sull'ombelico prima di possederla...
Con erudizione, qualche ammiccamento e un sano tocco d'irriverenza, Jean-Luc Hennig esplora un piccolo grande universo quanto mai eccitante, attraversando la letteratura, la poesia, la storia e la cultura popolare all'insegna del motto latino In vino veritas. Un vero inno ai piaceri della vita.

Il Gianduiotto di Torino


Un libro sul gianduiotto, per antonomasia, non può che essere dedicato a Torino: è la città dove è nato questo tesoro della cioccolateria italiana, nel 1867, quando un piccolo pezzo di Cibo degli Dei ottenne per la prima volta un vestito d'oro, la carta che lo avvolge.
L'aroma delle nocciole, del cacao, dello zucchero si può ancora respirare nelle antiche pasticcerie sotto i portici del capoluogo piemontese: ci fa ricordare un passato non lontano, quello di Torino capitale sabauda e capitale europea del cioccolato.
Si sa che questo meraviglioso lingottino marron ha conquistato scrittori, artisti, pasticceri e chef, molti dei quali hanno aiutato a realizzare questo libro dal titolo "Gianduiotto mania" edito da Giunti Editore.