giovedì 28 ottobre 2010

Cottura a bassa temperatura: manzo e vitello


Il grande esperto di enogastromonia Allan Bay cura per Reed Gourmet il primo volume della collana “I Tecnici” affrontando il tema della cottura a bassa temperatura.

Un metodo nuovo che rappresenta una soluzione per molti dei problemi della cucina professionale in termini di tempi, qualità del risultato, costi.

La CBT, infatti, abbinata alle attrezzature adatte, consente allo chef di cuocere nei tempi morti, ovvero programmando le cotture tra un servizio e l’altro o mentre il locale è chiuso. Il piatto, conservato sottovuoto, può poi essere “rigenerato” nel migliore dei modi, senza nulla perdere in termine di gusto, profumo, consistenza.

Il volume, realizzato in collaborazione con lo chef Marco Pirotta, è costituito da una parte teorica tecnica in cui sono sondati tutti i segreti della cottura a bassa temperatura, seguito da oltre 40 ricette svolte passo a passo e corredate da tutti i passaggi fotografici.

Il libro è dedicato alla carne di manzo e vitello: dalla bistecca al magatello, dagli straccetti al polpettone, tutte proposte realizzate ad hoc e descritte nei dettagli.

sabato 16 ottobre 2010

Mezzogiorno rurale. Olio, vino e cereali nel Medioevo - curatore Pietro Dalena


L’olio, il vino, il grano. È questo il Mediterraneo, è qui che ci riconosciamo. Anche da noi in Italia, la vera «frontiera» socioculturale (che resta, nonostante tutto, ben netta) è quella tra chi in cucina usa l’olio (d’oliva, per quanto ci si sia dovuti adattare agli orridi succedanei tra i quali quello di girasole e di mais restano i meno infami) e chi usa il burro. Non che sia sempre stato così, intendiamoci: la storia ha imposto i suoi mutamenti.
Nella mia Toscana ad esempio, che pur va tanto fiera dei suoi oliveti, il lardo e lo strutto hanno spadroneggiato fino a tempi molto recenti: non per caso, siamo stati area d’insediamento longobarda. Ma i germani venuti dalla Pannonia hanno imposto profondamente i loro gusti anche più a sud: l’abbondanza di grassi animali (il solito lardo, il solito strutto) nella cucina campana non si spiega se non si pensa ai longobardi di Benevento e di Salerno. Mentre i liguri, che pur sono gente settentrionale ma dove l’impero bizantino ha retto più a lungo, restano fedeli alla cucina più magra d’Italia (ma dicono che siano anche spilorci).
L’olio, il vino, il grano. Senza di loro, la Bibbia e l’Odissea restano estranee, incomprensibili. E ormai anche gli storici hanno da tempo accettato di occuparsi di questi oggetti di studio, peraltro fondamentali, affascinanti e molto ben documentati. Basi della nostra alimentazione, essi lo sono anche del nostro immaginario: senza la vite, l’olivo e la spiga non si celebrano i riti degli antichi greci e romani, non si onora il Dio d’Israele, non si dice messa.
Il sacro, quindi, ma anche la vita. E non solo dal punto di vista dell’alimentazione. Anche la salute e la medicina stanno, da noi, sotto il segno dell’olio e del vino: non solo alimenti preziosi per le loro qualità intrinseche, ma anche componenti essenziali di molti rimedi nella farmacopea antica e medievale che peraltro quella moderna e contemporanea non solo non ha mai abbandonato, ma anzi va riscoprendo.
Il Medioevo è, con l’antichità romana ma per molti versi ancor più di essa, il lungo periodo nel quale la penisola italica fonda, mantiene e modifica le sue caratteristiche di grande produttrice d’olio e di vino; il Meridione d’Italia è inoltre rimasto per lunghi secoli uno dei principali granai d’Italia e d’Europa.
Proprio a questi temi è dedicato un recente volume uscito a Bari per i tipi, eleganti come il solito, dell’editore Adda: Mezzogiorno rurale. Olio, vino e cereali nel Medioevo, curato da Pietro Dalena, medievista dell’Università della Calabria.
Raramente un «grosso» libro, rilegato e illustrato, è anche un «grande» libro. Qui siamo dinanzi a un’eccezione: in cui, del resto, le sobrie illustrazioni sono sempre funzionali al testo. Pietro Dalena - uno studioso ormai «di lungo corso», del quale vanno tuttavia ricordati, fra l’altro, gli importanti contributi relativi alla viabilità e ai pellegrinaggi - ha raccolto attorno a sé un gruppo di giovani collaboratori per analizzare sistematicamente la storia di olivo e olio, di vite e vino, di cereali (non solo grano) e panificazione.
Intendo dire che siamo di fronte a uno studio che, a più voci, ricostruisce a più voci la storia «a trecentosessanta gradi» della vita rurale del Mezzogiorno: lo spazio delle colture e le sue vicende - molto più complesse di quanto non si tenda a credere -, le tecniche di coltivazione e di produzione, i mezzi e gli strumenti di lavoro, i rapporti sociali di produzione, i costi e i ricavi, i trasporti e i mercati, i produttori e le clientele, i problemi delle reti d’approvvigionamento, le questioni connesse all’immagazzinamento, alla conservazione, al trasporto, al deterioramento.
All’olio, agli oliveti e ai frantoi - antica gloria pugliese, ma non solo - si dedica Dalena. Ma abbiamo parlato dell’«uso sacro» di questi prodotti: e molto opportuno è al riguardo il breve ma denso saggio di Paola Carnevale dedicato all’olivicoltura nelle fonti agiografiche italo-greche tra IX e XI secolo, un’indagine affascinante su fonti di solito dimenticate.
Un bell’affresco viene presentato nel volume sulla viticoltura e la produzione del vino, molto attento tra l’altro alle varie aree di produzione, ivi comprese alcune che, celebri già fin dall’antichità, sono rinomate ancor oggi (o sono state oggetto di esperimenti revivalistici, che magari sfruttano gli antichi nomi). Certo, il vino antico, e anche medievale, era un prodotto molto diverso dal nostro e da quello che c’immaginiamo. La produzione di grano e cereali presenta fattori di mutamento e di discontinuità. Non bisogna immaginarsi un Mezzogiorno che sia «sempre stato» biondeggiante di campi di grano: non è così. Anzi, contrariamente a quel che i non-meridionali di solito immaginano, le condizioni climatiche e podologiche di parte del Meridione sono poco adatte ai cereali. È quindi alla storia dell’uomo e del suo lavoro che bisogna ricorrere per rendersi conto delle ragioni di scelte che non sono sempre state condizionate dalla natura, ma che anzi spesso l’hanno a loro volta condizionata.
Il che mostra in fondo quanto questo libro di storia sia «attuale». Altro che determinismi naturalistici, «terre benedette» (e magari «guastate» dal progresso…) e così via. Anche i paesaggi, cui oliveti vigneti e campi coltivati tanto contribuiscono, sono frutto di una «collaborazione» tra uomo e natura che oggi si presenta problematica, ma che non è mai stata facile. Così, il passato si riflette sul presente, lo spiega, contribuisce a gestirlo. Questa è la storia: altrimenti, è pura erudizione rievocativa. Che, come diceva il grande Nietzsche, non serve a nulla.

mercoledì 13 ottobre 2010

"Olio di lago. Garda Dop" di Luigi Caricato


Con Olio di lago. Garda Dop, l’oleologo Luigi Caricato, tra i massimi esperti internazionali della materia, ci invita a percorrere insieme le tappe di un intrigante viaggio sentimentale, sensoriale e gastronomico alla scoperta degli extra vergini a denominazione di origine protetta Garda.
Sfogliando i cinque capitoli di cui è composto il volume, ci si apre pagina dopo pagina a un mondo non ancora compiutamente esplorato, quello degli oliveti e dei frantoi gardesani, che pur vanta diverse centinaia di anni di storia alle spalle e tanti aneddoti da raccontare. Emergono così alla luce, in tutta la loro evidenza, gli aspetti più curiosi e inediti, a partire dalle belle immagini, tra foto a colori, dipinti e acquerelli originali, di cui è arricchito il libro, fino a giungere ai minuziosi dettagli sull’olio e alle sue molteplici e versatili applicazioni a tavola e in cucina esplicitate per mano di Luigi Caricato, con la complicità di alcuni chef che, a chiusura del volume, propongono tre ghiotti e particolareggiati menu.

Ulivi e olio in Terra d’Otranto


La vicenda identitaria di un popolo si intreccia sempre con la sua vicenda produttiva. Questo vale ancor di più per la Puglia ed il Salento dove l’agricoltura, architrave del nostro sistema economico, è l’espressione tangibile della nostra storia e delle nostre radici. Basta scorrere con lo sguardo le distese di ulivi che disegnano con tratto inconfondibile il paesaggio rurale del Salento, che l’abbraccio dei due mari contribuisce a rendere unico. Un paesaggio che attraverso la maestosità silenziosa ma eloquente di questi stupendi monumenti secolari, racconta dei popoli che attraverso il Mediterraneo sono approdati sulle nostre terre.

"Ulivi e olio in Terra d’Otranto"
a cura di Francesco Minonne
Anno 2010 - 64 pag. - € 10.00

mercoledì 6 ottobre 2010

Pastori di Valcamonica (Grafo Edizioni, Brescia, 2002)


Lo sviluppo della pastorizia in alta Valcamonica, favorito dalla presenza di molti pascoli sopra i 2000 metri difficilmente raggiungibili dal bestiame grosso, può essere fatto risalire senza dubbio a epoche assai remote. Eppure, nonostante questa attività economica per secoli sia stata ininterrottamente presente nel paesaggio sociale delle nostre valli, conoscendo la sua crisi tra la fine dell'Ottocento e l'inizio del Novecento, quella del pastore è sempre stata avvertita come una figura ai margini, scarsamente integrata rispetto alla comunità degli umani, della quale non condivideva stabilmente nè lo spazio, il luogo di residenza, nè il calendario e il tempo. Tra fine maggio e i primi di giugno era il momento di recarsi ai pascoli alti, a fine settembre quello di ridiscendere al villaggio; al principio di ottobre si partiva per la pianura - il Lodigiano, il Cremonese, la Bassa bresciana - per ritornare in valle nella seconda metà di maggio. Transumanza invernale e transumanza estiva erano gli eventi in cui si divideva l'anno dei pastori. Questa separatezza, sancita dallo stesso gergo, il gavì, che essi utilizzavano per distinguersi e riconoscersi tra loro, ha suscitato spesso la diffidenza e l'ostilità sia dei valligiani che dei contadini della pianura, creando difficoltà al lavoro e condannandoli a una condizione di estrema solitudine. La parabola purisecolare dei pastori camuni trova in questo libro una ricostruzione rigorosa, supportata da una corposa documentazione e rappresenta un rilevante contributo per la storia economica e sociale dell'area alpina.

lunedì 4 ottobre 2010

"IL CAFFÈ PEDROCCHI DI PADOVA - Nuova guida storica" a cura di Barbara Mazza Boccazzi


I saggi che compongono il volume permettono un esame dello stabilimento visto da varie angolazioni, da quella più specificamente storico - filologica che ricostruisce la storia progettuale dell’edificio, all’iconografia dei protagonisti, dalla cultura figurativa e i collaboratori dell’architetto, fino alla dimensione dell’arredo, e delle “macchine”, dei personaggi e dei frequentatori abituali del caffè, dei trattenimenti musicali, fino a giungere ai problemi di restauro e alle gestioni.

Pagine 112
130 illustrazioni di cui 14 a colori.
Rilegato in brossura filo rete.
Euro 15,49

"LA LEGGENDA DEL CAFFE'" di Guido Negriolli Giua


“Una miniera di fattori umani è legata alla nera bevanda, la cui storia è brevemente delineata in questo vademecum tascabile.
Lo scopo è quello di risvegliare nei nostri lettori e nei più sbadati degli addetti ai lavori l’attenzione sull’origine della pianta del caffè, sulla sua coltivazione, sulla diffusione e sulla lavorazione delle sue bacche pregiate e su un certo grado di cultura che nei vari Paesi è associata, quasi per simbiosi, al consumo di questa gradevole e favolosa bevanda.
Gli attori di questa storia sono dei modesti chicchi di Arabica e di Robusta e tutti quei locali chiamati “caffè”, i quali, mercé loro, sono fioriti numerosi come le stelle del cielo in Turchia prima e nell’Europa dal ’700 in poi. Questi luoghi furono gli antesignani e i precursori di una libera, particolare accademia, dove tutti avevano facoltà di accesso e di parola e dove si intrecciavano idee e relazioni tra individui di diverse razze e di diverse estrazioni sociali: l’accademia dei caffè, appunto.
E’ una storia che racconta di viaggi leggendari, di fatiche e di schiavi, e che avrebbe causato tra gli uomini al suo primo apparire accese rivalità, spesso cruente.
Comunque la si giudichi, l’apparizione di questa cosa chiamata caffè è stata straordinariamente dirompente, dal momento che il caffè è diventato la seconda bevanda al mondo per quantità, dopo l’acqua, con un consumo giornaliero che supera il miliardo di tazze. Tant’è che ancor oggi il caffè contEnde allo stesso grano il primato della derrata alimentare più venduta nel mondo. Mentre nel mercato internazionale degli scambi risulta secondo solo al petrolio.”

Di formato cm. 20,5 x10,5
88 pagine con illustrazioni a colori, brossura
euro 12,00