sabato 31 luglio 2010

Il mosaico del vino lombardo


Sfida difficile ricercare una sintesi unitaria della vitivinicultura lombarda in una Regione che si presenta come un grande mosaico composto e variegato. Andrea Zanfi con il volume “Lombardia. Il mosaico del vino” (312 pagine, euro 80) si è cimentato nell’impresa viaggiando nell’Oltrepò Pavese, nella zona del Garda, in Valtellina e in Franciacorta, territori sorprendentemente diversi, a vocazione contadina oppure industriale, in cui il vino si è integrato con grande vitalità. Settimo della fortunata collana dell’editore Carlo Cambi “Le grandi aziende vitivinicole d’Italia”, anche questo libro risponde alla duplice esigenza di fornire informazioni precise e di appassionare al tempo stesso per la ricchezza e la vivacità del racconto. Zanfi seleziona 58 aziende, rappresentative di realtà e storie mai uguali. Il volume è illustrato dalle foto di Gio Martorana.

“I Mille Sapori di Bergamo" del giornalista Roberto Vitali


Il 23 luglio 2010 è stato prsentato nella sala Giunta della Camera di Commercio il volume “I Mille Sapori di Bergamo”.
E’ il libro-guida più aggiornato sul mondo della ristorazione e dei prodotti agroalimentari bergamaschi. Centotrentasei pagine, a colori, confezione sobria ma elegante, il libro propone un’ampia panoramica dell’enogastronomia bergamasca.
E’ il noto esperto del settore, il giornalista Roberto Vitali, a indicare, anche con preziosi cenni storici, le caratteristiche del mangiare e bere nel nostro territorio, soffermandosi in particolare sui prodotti tipici e lasciando intravedere la “cultura a tavola” della Bergamasca.
Capitoli specifici sono dedicati ai prodotti agroalimentari tradizionali contrassegnati dal marchio camerale “Bergamo città dei Mille…sapori”, all’elenco e descrizione dei formaggi a marchio Dop (sono otto quelli prodotti in provincia di Bergamo, un record nazionale). Molto dettagliato il capitolo dedicato al vino, con in primo piano il Valcalepio Doc e il Moscato di Scanzo Docg, oltre alle Strade del Vino e dei Sapori. Altri capitoli riguardano i salumi, la pasticceria e il pane (con la ricetta della “Garibalda”, il nuovo pane tipico di Bergamo), l’acqua minerale, i distillati, l’olio extravergine d’oliva, i servizi alla ristorazione.
Il libro è impreziosito da una prefazione di Paolo Massobrio, firma di rilievo dell’enogastronomia italiana.
La seconda parte del libro è dedicata all’ elenco dettagliato dei ristoranti presenti a Bergamo e nella provincia, con indirizzo e numero di telefono, divisi Comune per Comune. In totale sono segnalati circa 1.450 locali, di cui 170 in città. La Guida, con molta praticità, suggerisce “dove andare a mangiare” e in diversi casi anche i piatti tipici offerti dai vari locali.
“I Mille Sapori di Bergamo” è una realizzazione di Logoscomunica, una società di servizi bergamasca e ha il patrocinio della Camera di Commercio, oltre alla sponsorizzazione di enti e privati.


“I Mille Sapori di Bergamo"

Segnalati circa 1.450 locali, di cui 170 a Bergamo città

A cura della Camera di Commercio di Bergamo

Breviario della Cucina Napoletana di Mario Stefanile


Un libro per chi ama la poesia e l'invidiabile scrittura di un grande giornalista del quotidiano napoletano Il Mattino, Mario Stefanile (1910-1977).
Pagine lievi, sapienti e sorridenti scritte dall'autore in punta di penna, omaggio alla civiltà della tavola partenopea.
Giornalista e scrittore, critico letterario de "Il Mattino" impegnato in altri più severi domini umanistici, Stefanile amava definire "ozi letterari" i suoi interessi per la letteratura gastronomica e si diede il piacere di pubblicare libri come «Sentimento del gusto», «Musica da tavola», «Partenope in cucina».
Il «Breviario», avverte l'autore, senza pretesa di esaurire i temi proposti, vuol offrire qualche indicazione di gusto, qualche curiosità, intorno a pietanze che primeggiano nella cucina di Partenope.
Agili capitoletti, dai "primi" alle carni, dal mare all'orto, dai piatti di "sfizi" ai dolci di tradizione, con la frutta e i vini della Campania Felix.
Nei testi introduttivi, un rapido excursus su taverne e locande e celebri trattati di culinaria dell'antica Napoli, assieme a testimonianze di Vincenzo Buonassisi e Riccardo Pazzaglia.

Breviario della Cucina Napoletana
A cura di Franco de Ciuceis
Con una Nota di Vincenzo Buonassisi
Napoli, Colonnese - Euro 7,00

Prodotti agroalimentari tradizionali della montagna italiana


Prodotti agroalimentari tradizionali della montagna italiana: a loro è dedicato questo volume realizzato nell’ambito del progetto FIMONT – Metodi e sistemi per aumentare il valore aggiunto degli alimenti tradizionali e a vocazione territoriale nelle zone montane: prodotti dalla forte identità, dai sapori autentici, specchio del legame con il territorio, vetrina di tradizioni antiche.
FIMONT con le sue attività di ricerca ha contribuito a esplorare, fra tradizione e innovazione, il tema dello sviluppo rurale. L’identificazione di sistemi, metodi, strategie di valorizzazione dei prodotti tradizionali della montagna italiana si può tradurre in molteplici aspetti afferenti al tema dello sviluppo sostenibile: la conservazione del patrimonio rurale, il rafforzamento dell’identità locale, la coesione sociale, la crescita culturale e professionale, l’associazionismo, l’innovazione tecnica, la conservazione delle risorse genetiche e del “saper fare”.
Cinque i prodotti oggetto dell’indagine che si sono dimostrati diversi per tipologia, per area geografica, per contesti produttivi, territoriali, socioculturali ed economici. Ciò ha dato l’opportunità di collezionare un ventaglio di esperienze e valutazioni utili a produrre una “metodologia d’azione”.
Così, sfogliando le pagine di questo volume, si potranno seguire le tracce che da questi cinque prodotti portano al territorio in cui sono nati e alle realtà produttive che li caratterizzano; non è possibile, infatti, parlare di produzione senza occuparsi di come si produce e di come si tutela chi a quella produzione si dedica.
Il presente volume, frutto di una sinergia tra università ed enti di ricerca, oltre che una presentazione rappresenta uno spunto di riflessione, un utile approfondimento per nuove programmazioni, un’impostazione di linee di intervento di un sistema che possa creare valore intorno al territorio montano.
Rientra, infatti, nelle finalità dell’EIM dedicare attenzione allo sviluppo delle economie, delle culture e delle memorie locali montane per una montagna che può fare impresa e che svolge il proprio lavoro creando un valore attorno e dentro la propria territorialità.

venerdì 30 luglio 2010

Mondent - Il lavoro della malga


Il film segue lungo l'arco di una giornata il ciclo della lavorazione del latte in malga, documentando con attenzione le tecniche di produzione del formaggio, del burro e della ricotta. Malga Mondent, all'imbocco della val di Rabbi, è una delle poche a essere gestita con l'antico sistema turnario, che comporta la ripartizione diretta del prodotto caseario tra i proprietari del bestiame in ragione del latte prodotto dalle vacche di ciascuno.
referenze bibliografiche:
Mondent
Il lavoro della malga
di Gianfranco Dusmet e Giovanni Kezich
DVD (Mini Betacam) - 48' - MUCGT/CCIAA-TN/Antersass, 2007
Euro 10,00

lunedì 19 luglio 2010

"Il nero testo di porosa argilla" di Pier Paolo Zani


L'azdora (la reggitrice, donna-padrona della casa da cui dipendeva indiscutibilmente l'organizzazione familiare) preparava l'impasto della piadina con farina, acqua, sale e strutto di maiale (oppure olio per cucinare) ed una volta suddiviso in piccole pagnotte le "tirava" con é s-ciadùr (il matterello) fino ad ottenere dei dischi per poi lasciarle cuocere rapidamente sul testo molto caldo.

Negli anni dove la povertà era pesante si faceva la pjida armescla (la piadina mescolata) che veniva preparata mischiando la farina di granoturco con quella di grano ed era soprannominata la pjida ad furmantoun (la piadina di granoturco) che indicava la piadina della miseria.

La composizione originaria dell'impasto con il passare degli anni ha subito delle trasformazioni e nuovi prodotti hanno sostituito quelli del passato.

Inizialmente era completamente assente la lievitazione poi, verso gli anni trenta, si cominciò ad aggiungere un pizzico di bicarbonato (che aveva l'inconveniente di ingiallire l'impasto) e successivamente prese piede la dose (composta da vari ingredienti e venduta direttamente dai fornai) che eliminò l'ingiallimento.

riferimenti bibliografici
Titolo: “Il nero testo di porosa argilla”
Autore: Pier Paolo Zani;
Editore: Pazzini
(libro davvero ricco di foto d'epoca)

LA CUCINA DEI NONNI L'alimentazione sicura e gustosa nelle residenze per anziani di Modena e provincia


L'interesse del Servizio Igiene degli Alimenti e della Nutrizione (SIAN) sulla qualità del servizio di ristorazione offerto agli anziani residenti in struttura, ha preso avvio nel 2002 con uno studio svolto sui menù offerti in tutte le residenze per anziani della provincia di Modena.
Il libro "LA CUCINA DEI NONNI L'alimentazione sicura e gustosa nelle residenze per anziani di Modena e provincia" è il risultato di un percorso condiviso nell'ambito di un progetto longitudinale ampio, finalizzato a promuovere iniziative collegate ai Piani per la Salute rivolte agli anziani dell'intero territorio provinciale modenese.
Al gruppo di lavoro multidisciplinare hanno partecipato oltre al Servizio di Igiene degli Alimenti e della Nutrizione e al Servizio di Epidemiologia del Dipartimento di Sanità Pubblica, Il Servizio Anziani dell'Azienda USL di Modena e la Cattedra di Geriatria dell' Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia.

domenica 18 luglio 2010

"Caffè: storie di espressi e cappuccini"


Un espresso consumato di fretta, al bar, prima di correre al lavoro. Una tazza di caffè alla napoletana, preparato con calma e gustato con un serie di gesti lenti e solenni, quasi rituali.
Il mondo del caffè e vario, e tocca Paesi (ma il primato rimane italiano), gusti e personaggi differenti.
Se siete dei viaggiatori del gusto e volete dare un occhiato all'universo che può nascondersi in una tazzina, allora "Caffè" è il libro che fa per voi.
Il testo, opera di Gabriella Baiguera e di Rosalba Gioffrè è un corposo tentativo (216 pagine) di descrivere tale mondo. Il volume è uno sguardo globale, che spazia sulle fasi di raccolta, descrive le principali varietà, spiega i più comuni metodi di lavorazione e offre curiosità su usi, costumi e celebrità legati alla bevanda. Presente anche una parte economico-sociale, che spiega i risvolti finanziari della raccolta, commercializzazione e vendita di quello che viene definito "L'oro nero dei tropici".
E dalla teoria alla pratica con 60 ricette intriganti, complete di illustrazioni a colori, che vi aiuteranno a preparare la vostra miscele preferita.

sabato 17 luglio 2010

50 ricette da collezione - Etoile Magazine 1997-2007


50 ricette da collezione - Etoile Magazine 1997-2007
1° Volume

Nel marzo 1994 la Boscolo Etoile pubblica il primo numero di Etoile Magazine, ormai celeberrima rivista ora distribuita in più di 80mila copie annue.
Nata come house organ dell’istituto è presto divenuta punto di riferimento per i professionisti del settore culinario nazionale.
Utilizzata da molte aziende per la promozione dei propri prodotti e iniziative raggiunge presto una distribuzione capillare, non solo tramite la postalizzazione ma anche in fiere ed eventi a livello nazionale e internazionale.
Nel gennaio 2008 per celebrare il grande successo della rivista, Etoile presenta una raccolta delle 50 migliori ricette pubblicate negli ultimi 10 anni.
1997-2007 ETOILE MAGAZINE - 50 RICETTE DA COLLEZIONE oltre ad essere un’importante selezione di ricette che gli appassionati della rivista, e del mondo Etoile in generale, non possono perdere, vuole anche essere un mezzo per far conoscere a chi ancora non ne avesse avuto modo la qualità e la professionalità racchiusi nel periodico Etoile Magazine.

lunedì 12 luglio 2010

L’olio, il vino, il grano



L’olio, il vino, il grano. È questo il Mediterraneo, è qui che ci riconosciamo. Anche da noi in Italia, la vera «frontiera» socioculturale (che resta, nonostante tutto, ben netta) è quella tra chi in cucina usa l’olio (d’oliva, per quanto ci si sia dovuti adattare agli orridi succedanei tra i quali quello di girasole e di mais restano i meno infami) e chi usa il burro. Non che sia sempre stato così, intendiamoci: la storia ha imposto i suoi mutamenti.
Nella mia Toscana ad esempio, che pur va tanto fiera dei suoi oliveti, il lardo e lo strutto hanno spadroneggiato fino a tempi molto recenti: non per caso, siamo stati area d’insediamento longobarda. Ma i germani venuti dalla Pannonia hanno imposto profondamente i loro gusti anche più a sud: l’abbondanza di grassi animali (il solito lardo, il solito strutto) nella cucina campana non si spiega se non si pensa ai longobardi di Benevento e di Salerno. Mentre i liguri, che pur sono gente settentrionale ma dove l’impero bizantino ha retto più a lungo, restano fedeli alla cucina più magra d’Italia (ma dicono che siano anche spilorci).
L’olio, il vino, il grano. Senza di loro, la Bibbia e l’Odissea restano estranee, incomprensibili. E ormai anche gli storici hanno da tempo accettato di occuparsi di questi oggetti di studio, peraltro fondamentali, affascinanti e molto ben documentati. Basi della nostra alimentazione, essi lo sono anche del nostro immaginario: senza la vite, l’olivo e la spiga non si celebrano i riti degli antichi greci e romani, non si onora il Dio d’Israele, non si dice messa.
Il sacro, quindi, ma anche la vita. E non solo dal punto di vista dell’alimentazione. Anche la salute e la medicina stanno, da noi, sotto il segno dell’olio e del vino: non solo alimenti preziosi per le loro qualità intrinseche, ma anche componenti essenziali di molti rimedi nella farmacopea antica e medievale che peraltro quella moderna e contemporanea non solo non ha mai abbandonato, ma anzi va riscoprendo.
Il Medioevo è, con l’antichità romana ma per molti versi ancor più di essa, il lungo periodo nel quale la penisola italica fonda, mantiene e modifica le sue caratteristiche di grande produttrice d’olio e di vino; il Meridione d’Italia è inoltre rimasto per lunghi secoli uno dei principali granai d’Italia e d’Europa.
Proprio a questi temi è dedicato un recente volume uscito a Bari per i tipi, eleganti come il solito, dell’editore Adda: Mezzogiorno rurale. Olio, vino e cereali nel Medioevo, curato da Pietro Dalena, medievista dell’Università della Calabria.
Raramente un «grosso» libro, rilegato e illustrato, è anche un «grande» libro. Qui siamo dinanzi a un’eccezione: in cui, del resto, le sobrie illustrazioni sono sempre funzionali al testo. Pietro Dalena - uno studioso ormai «di lungo corso», del quale vanno tuttavia ricordati, fra l’altro, gli importanti contributi relativi alla viabilità e ai pellegrinaggi - ha raccolto attorno a sé un gruppo di giovani collaboratori per analizzare sistematicamente la storia di olivo e olio, di vite e vino, di cereali (non solo grano) e panificazione.
Intendo dire che siamo di fronte a uno studio che, a più voci, ricostruisce a più voci la storia «a trecentosessanta gradi» della vita rurale del Mezzogiorno: lo spazio delle colture e le sue vicende - molto più complesse di quanto non si tenda a credere -, le tecniche di coltivazione e di produzione, i mezzi e gli strumenti di lavoro, i rapporti sociali di produzione, i costi e i ricavi, i trasporti e i mercati, i produttori e le clientele, i problemi delle reti d’approvvigionamento, le questioni connesse all’immagazzinamento, alla conservazione, al trasporto, al deterioramento.
All’olio, agli oliveti e ai frantoi - antica gloria pugliese, ma non solo - si dedica Dalena. Ma abbiamo parlato dell’«uso sacro» di questi prodotti: e molto opportuno è al riguardo il breve ma denso saggio di Paola Carnevale dedicato all’olivicoltura nelle fonti agiografiche italo-greche tra IX e XI secolo, un’indagine affascinante su fonti di solito dimenticate.
Un bell’affresco viene presentato nel volume sulla viticoltura e la produzione del vino, molto attento tra l’altro alle varie aree di produzione, ivi comprese alcune che, celebri già fin dall’antichità, sono rinomate ancor oggi (o sono state oggetto di esperimenti revivalistici, che magari sfruttano gli antichi nomi). Certo, il vino antico, e anche medievale, era un prodotto molto diverso dal nostro e da quello che c’immaginiamo. La produzione di grano e cereali presenta fattori di mutamento e di discontinuità. Non bisogna immaginarsi un Mezzogiorno che sia «sempre stato» biondeggiante di campi di grano: non è così. Anzi, contrariamente a quel che i non-meridionali di solito immaginano, le condizioni climatiche e podologiche di parte del Meridione sono poco adatte ai cereali. È quindi alla storia dell’uomo e del suo lavoro che bisogna ricorrere per rendersi conto delle ragioni di scelte che non sono sempre state condizionate dalla natura, ma che anzi spesso l’hanno a loro volta condizionata.
Il che mostra in fondo quanto questo libro di storia sia «attuale». Altro che determinismi naturalistici, «terre benedette» (e magari «guastate» dal progresso…) e così via. Anche i paesaggi, cui oliveti vigneti e campi coltivati tanto contribuiscono, sono frutto di una «collaborazione» tra uomo e natura che oggi si presenta problematica, ma che non è mai stata facile. Così, il passato si riflette sul presente, lo spiega, contribuisce a gestirlo. Questa è la storia: altrimenti, è pura erudizione rievocativa. Che, come diceva il grande Nietzsche, non serve a nulla.