martedì 26 luglio 2011

Guida Museo del vino atesino Bolzano


MUSEO DEL VINO ATESINO

Prima di soffermarci sui singoli oggetti, rivolgiamo brevemente uno sguardo alla storia della vite nella nostra patria avita la quale col suo frutto delizioso già da tempi immemorabili procurava all'uomo ristoro e gioia. Quali antichissime scoperte della nostra viticoltura valgono ancora sempre i copiosi ritrovamenti di semi di viti selvatiche negli strati colturali nei centri di colonizzazione dell'epoca del ferro, a Bressanone all'Isarco e a S. Paolo d'Oltre-adige. Con ciò può essere attribuito ai Romani solo il merito di avere migliorato la viticoltura neHe zone dell'lsarco, Talvera e Adige, probabilmente con l'importazione dal sud-est di viti nobili, per cui la gratitudine dei posteri non deve essere loro affatto negata. Con la diffusione del Cristianesimo e con l'uso del vino da messa il frutto della vite raggiunse certamente particolare importanza. Anche per il resto il valore della nobile bevanda non dovrebbe essere rimasto sconosciuto. Si piantavano delle viti sui pendii soleggiati come pure sui fertili terreni alluvionali delle pianure. Così già il grande convertitore degli Slavi, S. Severino, attraversando il nostro paese nel suo viaggio diretto a Roma verso la fine del V° secolo, non potè mai meravigliarsi abbastanza della ricchezza dei nostri vigneti e della solerzia dei contadini viticoltori. Tale elogio sembra non sia andato perdendosi senza essere stato valutato. Esso trovò largo eco nei paesi confinanti a nord, poveri di viti, e ben presto dei conti regionali bavaresi, conventi e canonici rivolsero i loro sguardi verso il paese del sole in cui le viti sopravvissero bene al crollo dell'Impero Romano. Nell'8° secolo si moltipllcano le notizie riflettenti dissodamenti e piantagioni di viti e presto appaiono già sui documenti anche i nomi di rinomate posizioni vinifere di Bolzano e Merano. Verso il 720 il primo vescovo di Freising-Munchen, Corbiniano, acquistò in Val Venosta e presso Merano dei vigneti e poco dopo questa alta Sede ecclesiastica pigiava nelle proprie cantine di Gries presso Bolzano del Lagrein bianco e rosso. Vincenzo da Praga esalta nella sua descrizione della marcia di Federico 1° verso il sud nel 1158 il vino di Bolzano al quale anche Wolfram von Eschenbach si entusiasmava e nel 15° secolo Osvaldo von Wolkenstein si ricorda da lontano con nostalgia del vino di Termeno. Nel 1893 furono fondate ad Andriano ed Terlano all'Adige le prime Cantine Sociali alle quali ben tosto seguirono molte altre istituzioni di tal genere, economicamente preziose. Una gran parte dei viticoltori si iscrisse in qualità di soci presso queste organizzazioni di modo che in molti masi non si fece più la pigiatura in proprio. Con ciò svariati oggetti che per centinaia di anni avevano reso buoni servizi all'importante coltura della produzione del vino furono tolti dal ciclo di lavorazione ed abbandonati alla distruzione. Purtroppo, con le usanze sono scemati o addirittura svaniti in molti casi anche la comprensione ed il buon rapporto del viticoltore con il vino.

Nessun commento: