
La pizza non è mai la stessa, anche se con le altre nasce dalle mani dello stesso pizzaiuolo e infilata nello stesso forno. Ma c'è di più. La pizza è fenomeno commerciale non tanto e solo a Napoli, dove invece è solo una cosa essenziale per i napoletani. Ma fuori da Napoli è diverso. Appena fuori dai confini cittadini, infatti, essa si trasforma in un affare economico. Solo che poi cambia nome, non è più la "pizza napoletana" ma nel territorio regionale diventa sannita, irpina, salernitana, cilentana, casertana. In campo nazionale, però, torna al suo nome originale; ma provate a mangiarla e poi mi direte se non somiglia più ad una focaccia che alla "nostra". In Spagna, per esempio,la pizza napoletana va per la maggiore tra i giovani, ma i vecchi amano la tortilla, che è una crostata-pizza di patate e cipolle. E nel resto d'Europa assume vesti diverse e della pizza nostrana non c'è più nemmeno il nome. Scrivono Pizza e che Dio la mandi buona a chi s'avventura. In America, invece, hanno fatto propria la nostra pizza, come se l'avessero inventata loro. A New York ce ne sono a centinaia di "Pizza store" ma provate a mangiarla... Questa esportazione della pizza nel mondo mi ha fatto ricordare qualcosa di analogo che è accaduto ai palestinesi con gli isaraeliani a proposito della loro "pizza". Da secoli, gli arabi di Palestina avevano come pietanza principale la falafel, una pizzetta cotta al forno oppure fritta (un tempo la si cuoceva sotto la cenere) che, chiusa a mò di coppo, si riempie con verdurine, crema di ceci, pezzettini di pollo o di carne di vitellino. Dopo il 1948, con il riconoscimento dello stato di Israele, gli ebrei che vi si concentrarono e che venivano da ogni parte del mondo, dovevano darsi un'identità al di là di quella religiosa che li univa. E cosa fecero? Guardarono nel campo del vicino palestinese e si inventarono la falafel. La copiarono ma non la uguagliarono e mai ci riusciranno, perchè, come la pizza, è un prodotto non esportabile. Lo si può copiare ma non sarà mai quello arabo. Ciò nonostante gli israeliani continuano a scrivere sui negozi che la loro era ed è la vera falafel! E così è accaduto alla pizza napoletana. Tutto questo è raccontato magistralmente nel recente libro "Una storia napoletana" di Antonio Mattozzi.
Antonio Mattozzi
"Una storia Napoletana, Pizzerie e Pizzaioli tra Sette e Ottocento" (2009)
Slow Food Editore.


