giovedì 8 dicembre 2011

Il sale della Terra - Immagini e storie dedicate al sale Il sale dolce di Cervia


Questo piccolo libro nasce da una mia antica passione per il sale. Da qualche anno regalo per Natale ai miei amici sale condito con le mie spezie. Gli cambio il nome di volta in volta ma “il sale in zucca” è l’etichetta che è rimasta più impressa,forse perché è il più difficile da trovarsi in natura. Poi un giorno ho conosciuto Leda, una simpatica ristoratrice innamorata ancor più di me di questo dono prezioso della natura al punto da chiamare“Sale Grosso” la sua locanda, che per più si trova a due passi da una delle culle della civiltà salinara: le saline di Cervia. Con lei e con i suoi collaboratori è nata per autogenerazione spontanea l’idea di una serie di serate conviviali dedicate al sale della terra. E subito dopo, di questo piccolo libro da offrire ad amici e ospiti. Un libretto semplice, intendiamoci, senza tante pretese, ma non insipido, al contrario: animato dalla curiosità,che come tutti sanno è sempre sapida.C’è un grande psicoanalista di scuola antropologica, Ernest Jones, che si è letteralmente perso a indagare i significati simbolici del sale, finendo sempre, ovviamente, col trovarvi delle arcaiche e fondatissime radici sessuali. Noi ne offriamo al lettore solo un piccolo “florilegio” per far provare almeno i primi effetti della vertigi-ne che si prova a scrutare l’abisso di significati che il sale evoca. Persino un grande semiologo come Paolo Fabbri si limita ad affacciarsi sull’orlo del termine “salace”che poi condisce con un “salilegio”di citazioni, appunti per una comunicazione, uno scritto, una conferenza che verrà. Per ora è in salamoia, come si conviene al pen-siero. A me personalmente, la definizione più bella di sale sembra quella che formula San Luca in forma di domanda: “... se anche il sale perdesse il sapore, con che cosa lo si salerà? Non serve né per la terra né per il concime e così lo buttano via. Chi ha orecchi per intendere intenda”. E’ vero: tutto il resto è insipido. Il problema, col sale, è avere orecchi, prima ancora che papille.Alla benevolenza della Guardia di Finanza, che all’oro bianco dedica quest’anno il suo calendario, dob-biamo il breve excursus negli inferni delle principali saline italiane. L’ Arma si associa per defini-zione storicamente al sale, per il controllo dei suoi traffici: ma all’uomo contemporaneo risulta francamente difficile cogliere il senso di tanto dispiego di forze, di tanti “salari” militari, per control-lare il contrabbando di quello che oggi è uno dei beni più a buon mercato...Certo, un tempo non c’erano i frigoriferi e il sale era fondamentale per conservare e i Poteri forti facevano guerre per controllare le saline (leggere anche, per credere , Storia e cultura di una città salinara, di Simona Medri ed Eros Marzelli). Anche uno scrittore eclettico come Michele Marziani ha qualcosa di interessante da svelarci in proposito . Ed è comunque utile scoprire quando difficile e faticoso fosse inrealtà produrre il sale. Ovunque nel mondo. Eh già! Perché la grande scoperta è che di sali ne esistono una caterva, ciascuno con caratteristiche diverse: letteralmente “di tutti i colori” e di tutti i sapori, come ci racconta per didascalie di Saltexpo.Il nostro piccolo contributo ai saperi del sale è affidato però solo in parte alle pagine che seguono:molto di più ai palati dei privilegiati che faranno il giro fra i sali del mondo in quattro tappe in groppa a pesci rigorosamente “vivi”, perché salati col fuoco... Non senza però aver fatto prima l’apologia del sale più buono di tutti, quello che coniuga l’antitesi per eccellenza, la dolcezza e la spidità: il sale dolce di Cervia!
Mario Guaraldi

“Sapore italiano. Piccole storie di pranzi domenicali” di Valèrie Losa


Una domenica tra un gruppo d’italiani emigrati all’estero. A casa di amici.
Molte sono le generazioni di italiani che hanno lasciato il proprio paese viaggiando attraverso il mondo. Portando sempre con sé le tradizioni della cucina, le abitudini quotidiane, i ricordi, le memorie.
Un gruppo di essi, emigrati in Svizzera, è protagonista di questo libro. E apre le porte di casa.



“Guarda! Che meravigliosa tovaglia della domenica!

L’ha fatta mia madre! A mano… Mesi e mesi di lavoro…”

“…Una volta I pomodori si facevano asciugare sotto il sole…

Perché, sapete, le cose in Italia hanno un altro gusto, un sapore del tutto diverso.

Poi, quando le cose lasciano l’Italia e attraversano il confine

Interviste ai protagonisti che raccontano con la propria voce le esperienze di una vita vissuta tra due paesi, due confini: ma sempre una sola memoria, una sola identità.

Gli intervistati sono: Concetta e Pietro Reale, Caterina Baldelli, Claudia Morgillo, Caterina Parro, la famiglia Cavallucci-De Flaviis.



Temi: Gli stili di vita - La memoria - La famiglia - La storia


L’illustratrice:

Valèrie Losa è nata a Locarno (Svizzera) nel 1980. Ha iniziato i suoi studi artistici in Belgio, a Bruxelles, alla Ecole Supérieure des Arts Visuels de la Cambre, studiando incisione. Ha poi studiato alla Hochschule für Gestaltung und Kunst a Lucerna, in Svizzera. Vive a Neuchâtel, in Svizzera, dove lavora come illustratrice su libri per bambini e ragazzi, magazines, giornali. È al suo debutto per ZOOlibri.


Sapore italiano. Piccole storie di pranzi domenicali

di Valèrie Losa

Pagine: 80

Prezzo: euro 16,00

Editore: Zoolibri

“La cucina medievale”. Lessico, storia, preparazioni di Carnevale Schianca Enrico


La divulgazione dei ricettari medievali, che da un cinquantennio ha subito sensibili impulsi, ha finora privilegiato metodiche di carattere monografico che, unitamente alla non sempre agevole accessibilità dei testi, rendono difficoltosa una configurazione d’assieme.



L’idea di offrire finalmente una visione sinottica della cucina italiana del tardo Medioevo, è la motivazione principale di questo volume, che viene proposto con la struttura di un glossario, per facilitare la consultazione e per accentuare la chiarezza delle nozioni trasmesse; la trattazione, che abbraccia altresì aspetti lessicali troppo spesso non approfonditi, non trascura, nell’iter espositivo, le relazioni con la medicina dietetica, di fondamentale importanza per la cultura medievale, e nemmeno i precedenti storici e gli addentellati con le cucine europee dell’epoca, utili a spiegare l’origine e la diffusione delle preparazioni.



L’esame di più di 7000 ricette ha dato vita a oltre 2500 voci, criticamente ricomposte e sistematicamente comparate, in modo da porre in risalto i differenti stili di cucina. Le ricette, peraltro, sono realizzabili praticamente, e costituiscono un ricco e curioso serbatoio di suggestioni che possono rivelarsi inaspettatamente gradevoli anche ai palati odierni.



Lomellino di origine, laureato in giurisprudenza all’Università di Pavia, ma da sempre aperto a molteplici interessi, Enrico Carnevale Schianca si occupa di storia della cucina da almeno un trentennio; accademico onorario e componente del Centro Studi dell’Accademia Italiana della Cucina, collabora stabilmente alla rivista «Appunti di Gastronomia», con saggi prevalentemente dedicati alla cucina e alla dietetica del medioevo, fra cui si ricordano le traduzioni con commento del Tractatus de modo preparandi et condiendi omnia cibaria, dell’Opusculum de saporibus di Maino de’Maineri, del Liber de ferculis del maestro Jambobino, del trattato De cibis boni et mali succi di Galeno, del Regimen sanitatis di Antonio Benivieni e di quello ad Regem Aragonum di Arnaldo da Villanova.



Titolo: “La cucina medievale. Lessico, storia, preparazioni

Autore: Enrico Carnevale Schianca

Pagine: 756

Prezzo: euro 49,00

Edizioni: Olschki

Per informazioni : Casa Editrice Leo S. Olschki