Una fetta di torta di riso dolce. E’ questo l’argomento di un piccolo libro uscito nella collana QB di Milanna Edizioni. E’ il sesto e porta la firma della giornalista pubblicista (e curiosa di cucina locale) Gabriella Molli.
Perchè ha scelto proprio la torta di riso dolce lo si legge già nel sottotitolo: viaggio nelle ricette della terra di luna e dintorni. Infatti, dopo aver esplorato la torta di riso dolce di sua madre (una povera torta di guerra aullese) Molli si muove da Lerici (dove vive ormai da cinquant’anni) e passa per Pitelli, Arcola, Vezzano, Ameglia, salendo a Castelnuovo Magra e Ortonovo, per scendere poi a Carrara e Massa.
Un percorso segnato da riti di festeggiamenti mariani o di patroni, ma andando verso la Toscana con un uso sempre più abbondante di uova. Comune è la presenza di anice (o anisette) oppure di quei piccoli liquori di casa (alchermes, sassolino, strega) che riescono a rendere più armonico il gusto. Ricette di casa, sempre diverse, non omologate (e come sarebbe possibile?) vedono anche una dose diversa di riso nella preparazione.
Che, verso Carrara-Massa, assume l’aspetto di una copertura budinosa sopra uno strato minimo. Come sia arrivata l’usanza in terre dove non si coltiva il riso è un mistero. Ma, si sa, secondo la tradizione popolare il riso porta bene, porta fecondità e abbondanza (lo confermano i riti per gli sposi) e poi tutto quel bianco ispira un senso di purezza. Molli tenta alcune nuove interpretazioni del senso storico della presenza della torta di riso dolce nel nostro territorio. Osservando altre manipolazioni si scopre infatti che nelle regioni vicine si nota l’aggiunta di pinoli, uvetta, pezzettini di cioccolato. Vedi Emilia.Romagna con Parma-Modena-Reggio-Bologna e la stessa Toscana con la torta dei bechi viareggina e quella dei bischeri pisana. Quindi il suo tentativo è di dimostrare quanto sia davvero originale la nostra torta di riso dolce, così poco frequentata dai ristoranti del territorio che preferiscono il tiramisù e dintorni.
Il piccolo libro (poco più di ottanta pagine) si sofferma anche sulle torte di riso salate e soprattutto sulla “torta scema” sarzanese, che è un piccolo contenitore di storie d’accoglienza di altri tempi. Scema, ovviamente, perchè povera di sale, ma piccolo capolavoro di gusto, da promuovere come torta del benessere presso i giovani.
Il libro si può trovare nelle edicole di Lerici.
martedì 8 marzo 2011
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